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COSA FARE QUANDO IL TENDINE D’ACHILLE SI INFIAMMA ?

Se ti svegli con il dolore nella parte tra il polpaccio e il calcagno del piede o lo avverti quando stai facendo le scale o iniziando l’allenamento, probabilmente soffri come la maggior parte dei runner della tendinite di Achille. Questo problema è tra i più comuni per il runner, insieme al dolore al ginocchio e agli stinchi.
Da dove deriva il problema?
La funzione principale del tendine di Achille è di collegare il muscolo del polpaccio al calcagno e di permettere la flessione plantare, un movimento essenziale nella corsa e nella camminata. Una causa comune dell’insorgere di questo dolore è l’aumento eccessivo del volume della corsa e troppo velocemente. Un altro motivo può essere l’uso di scarpe poco adatte al proprio piede o troppo rigide; anche l’iperpronazione (la tendenza del piede a ruotare verso l’interno), un bacino disallineato o una contrazione estrema del muscolo del polpaccio possono provocare questo problema.
I sintomi tipici
Chi corre e avverte una tensione dolorosa al tendine e nella zona al di sopra del tallone, è molto sensibile alla pressione. Il dolore può comparire anche di primo mattino e all'inizio di una corsa, alleviandosi leggermente durante la corsa e aumentando nuovamente a corsa conclusa o la sera. Se il dolore persiste per settimane o addirittura mesi, si può arrivare alla tendinite dell’achilleo cronica e a questo punto è probabile che il tendine si sia ispessito. Dal momento che qualsiasi allungamento del tendine è molto doloroso, il corpo reagisce indurendo e contraendo il muscolo del polpaccio che per contro allunga il tendine provocando il dolore.
Esercizi eccentrici di potenziamento
Se da qualche tempo si soffre di questo dolore, sarebbe meglio interrompere l’attività di corsa perché continuare se il dolore persiste non ci rende né più veloci né più forti e aumentano i rischi di danneggiare maggiormente il tendine, costringendoci a una pausa anche lunga mesi. Oltre ai trattamenti tipici dell’infiammazione, anche un allenamento eccentrico (allungamento dei muscoli specifici con un carico) può aiutare ad alleviare il dolore o addirittura eliminarlo. Uno studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicine dimostra gli effetti positivi di questo tipo di allenamento: lo studio ha esaminato 26 pazienti che soffrivano della tendinite dell’achilleo. I pazienti hanno seguito un piano di allenamento di 12 settimane i cui eseguivano un esercizio eccentrico per il muscolo del polpaccio due volte al giorno. Come risultato, la maggior parte dei pazienti non aveva più dolore alla fine del trattamento. Bisogna però tenere in considerazione che questo allenamento è consigliabile solo se il tendine non ha già subito danni importanti. L’inventore di un famoso programma di allenamento di questo tipo è il dottore svedese Hakan Alfredson, il quale raccomanda un esercizio giornaliero per 12 settimane: 3 serie da 15 ripetizioni di allungamento del polpaccio due volte al giorno, una volta con il ginocchio teso e l’altra leggermente piegato per far lavorare ogni muscolo del polpaccio (gastrocnemio e soleo).
Posizione iniziale:
In piedi su uno step con gli avampiedi sull'orlo. Solleva i talloni e premi sugli avampiedi.
Come eseguire l’esercizio:
Solleva una gamba e abbassa il tallone della gamba che poggia lentamente e in modo controllato. Vai il più in basso possibile e aiutati con l’altra gamba per tornare alla posizione iniziale. Ripeti il movimento per 15 volte e poi cambia gamba. Si può aumentare l’intensità indossando uno zaino o tenendo un bilanciere.
Nota: Non fare questo esercizio da solo se non hai fatto una visita da uno specialista e non hai ricevuto istruzioni adatte da un ortopedico o da un fisioterapista. In generale, una combinazione di esercizi di stretching, flessibilità e potenziamento è la soluzione per evitare i problemi più comuni ai runner e inoltre ti farà correre più a lungo e senza dolori.

5 PROBLEMI TIPICI DELLA CORSA: COME EVITARLI O RISOLVERLI

Qualsiasi runner, dal principiante al professionista, ha a che fare con i problemi e i dolori tipici di chi pratica la corsa: gambe pesanti, fitte alle ginocchia o formicolio ai piedi, sono dei segnali che il corpo ci invia. La buona notizia è che questi problemi non sono sempre la conseguenza di gravi infortuni ma sono comuni e ci sono dei modi per evitarli.
1. Dolori muscolari
Il problema principale dei runner è avere i muscoli indolenziti: spesso il dolore non compare subito dopo l’allenamento ma raggiunge il suo picco nelle 24 ore successive e dura a volte per parecchi giorni. Spesso i dolori ai muscoli sono il risultato di microtraumi che si verificano nei muscoli a causa di un esercizio inconsueto o eccessivo. Se ci si vuole allenare nonostante i dolori ai muscoli bisogna perlomeno assicurarsi di ridurre l’intensità dell’allenamento oppure fare un altro tipo di allenamento come nuoto, ciclismo o pattinaggio in linea. Ecco alcuni consigli per curare i dolori muscolari: fare docce di contrasto, fare la sauna o integrare nella dieta la vitamina E che si trova in oli vegetali di alta qualità come l’olio di germe di grano o l’olio di girasole e anche in nocciole e germe di grano.
2. Capogiri
Molte persone avvertono il senso di nausea quando corrono. Questo fatto può essere dovuto a vari fattori: -Hai iniziato la corsa a stomaco vuoto o avendo fame? Forse i livelli di zucchero nel sangue sono troppo bassi e le riserve di energia sono vuote. Porta con te una barretta, un gel energetico o una frutta quando vai a correre e mangia qualcosa appena cominci a sentirti debole. Se il problema scompare durante la corsa, puoi iniziare ad allenare il corpo a scegliere i grassi, invece che i carboidrati, per ricevere l’energia necessaria.
-La nausea potrebbe essere dovuta alla mancanza di acqua: di norma si devono bere 30 ml di acqua al giorno per kg di peso e 500-700 ml in più per ogni ora di esercizio fisico.
-Qualsiasi malattia che è in circolo o che è appena iniziata come un raffreddore, l’influenza o un virus intestinale può causare nausea. La cosa migliore da fare è dare al corpo la possibilità di recuperare e riprendere gli allenamenti quando ci si sente in forma al 100%.
3. Vesciche
Le vesciche ai piedi sono piuttosto dolorose ma non sono gravi. Sono causate da calzature non adatte, troppo strette o nuove. Non allenarti con scarpe o calze nuove senza averle prima indossate nel tempo libero. In questo caso ci saranno meno rischi che ci siano degli sfregamenti se sono già ammorbidite.
4. Mal di testa
Alcuni motivi per cui si ha il mal di testa: -In molti casi è dovuto a un livello basso di idratazione e di sodio. Si può risolvere con gli sport drinks ricchi di elettroliti.
-Un allenamento troppo intenso può essere altrettanto causa di mal di testa.
-Restare per molto tempo esposti al sole.
-Una postura non corretta causa dolori al collo. Controlla la postura: le braccia possono muoversi liberamente o hai il collo e le spalle contratti? La testa è in linea con la colonna o il collo si sposta in avanti e indietro? Il dolore al collo può essere evitato regolando la postura, ma se il dolore persiste dovresti visitare un dottore.
5. Dolori alle gambe
Dolori alle gambe soprattutto durante la notte sono causati dai muscoli indolenziti e dallo sforzo eccessivo a causa di un allenamento intenso o di un percorso troppo lungo. Cerca di aumentare il carico di allenamento gradualmente. Questi dolori potrebbero essere anche il segno che il tuo corpo si sta adattando allo stimolo di allenamento e man mano che il livello di condizione fisica migliora, anche i dolori saranno meno. Potrebbe anche essere causa di problemi circolatori, disturbi alle articolazioni o problemi neurologici.

CORRERRE A DIGIUNO: È UNA BUONA IDEA?

Correre la mattina a stomaco vuoto, i 3 miti più diffusi:
C’è chi non lo farebbe in nessun altro momento della giornata e c’è chi alla sola idea inizia a sentirsi fiacco. Vediamo insieme quali sono i vantaggi – per chi se la sente – di correre la mattina presto prima di iniziare la giornata e verifichiamo se gli scettici farebbero meglio a ricredersi e a provare la corsa a digiuno.
1. Consuma i muscoli
Non è raro trovare chi pensa che, senza una giusta quantità di carboidrati e zuccheri, il corpo attinga alle proteine muscolari durante un allenamento, riducendone dunque la massa. In realtà, l’organismo accumula glucosio (zuccheri) in forma di glicogeno nel fegato e nei muscoli. Durante la notte, il livello di insulina (che contribuisce all’assorbimento dello zucchero nelle cellule e previene la perdita muscolare) e il livello di glicogeno del fegato diminuiscono, ma grazie a questo processo il corpo ha ancora riserve di glicogeno muscolare. Quindi, durante una corsa mattutina, il corpo inizialmente attinge le energie da questa fonte e non dai muscoli. Con un allenamento prolungato, invece, le scorte di glicogeno e i carboidrati presenti nei muscoli diminuiranno e il corpo dovrà attingere ad altre fonti, come gli acidi grassi. Le proteine (amminoacidi) verranno utilizzate solo con un aumento dell’intensità, ma a questo punto della corsa si avvertiranno affaticamento e capogiri che inviteranno comunque ad interrompere l’allenamento. Quindi solo con un allenamento prolungato, l’organismo attingerà alle proteine (amminoacidi) e quindi alla massa muscolare.
2. Fa dimagrire
Un altro luogo comune è pensare che allenarsi a digiuno aiuti a consumare le riserve di grasso e quindi dimagrire. Sicuramente anche in questo caso vengono utilizzati gli acidi grassi, ma questo fattore non è decisivo per la perdita di peso. Tutto dipende comunque dalla durata dell’allenamento e dall’intensità: durante un’attività come la corsa a intervalli, la percentuale di energia prodotta bruciando grassi sarà molto più alta. E l’equazione che conta è sempre la stessa: per dimagrire bisogna consumare più calorie di quelle che si ingeriscono, quindi se l’obiettivo è perdere peso bisogna preferire un workout ad alta intensità anziché correre a digiuno, che non permetterebbe una lunga resistenza. Allenandosi a stomaco vuoto, la percentuale di energia prodotta bruciando grassi è piuttosto alta, ma il consumo di calorie è basso, se si tratta di un allenamento a bassa intensità.
3. Aumenta la resistenza
Per chi è alle prime armi e punta a migliorare i risultati, gli allenamenti a digiuno potrebbero non essere l’ideale: in questa situazione non si ha l’energia per dare il massimo e di conseguenza l’intensità e la durata dei workout ne risentirebbero. Meglio puntare su una prova ad alta intensità e qualità con le giuste scorte energetiche. Invece, è stato dimostrato il contrario nel caso di atleti professionisti, per i quali gli allenamenti effettuati con riserve basse di glicogeno portano risultati positivi. Il corpo impara così ad ottimizzare il metabolismo per aumentare la resistenza utilizzando solo le scorte di glicogeno presenti. Tuttavia, non ci sono prove che questo porti a migliori performance e allenandosi regolarmente con basse scorte di glicogeno potrebbe nel lungo termine nuocere alla salute.
Anche se ci sono metodi più efficaci per perdere peso o aumentare la resistenza, correre a stomaco vuoto può portare un po’ di varietà ai tuoi allenamenti ed è particolarmente adatto per chi si vuole allenare prima della colazione.
Qui alcuni consigli:
-Corri tra i 40 e i 60 minuti, a seconda del tuo livello di preparazione.
-Opta per una corsa a bassa intensità, a un ritmo di recupero o di conversazione.
-Bevi un bicchiere d’acqua prima di iniziare a correre.
-Inoltre: per la colazione che segue l’allenamento, approfitta della cosiddetta finestra anabolica nei 30 minuti successivi all’allenamento. In questo periodo di tempo il tuo corpo assorbe nutrienti più in fretta del solito, rifornendo pienamente le sue riserve.

DETRAZIONE FISCALE PER LE PRESTAZIONI SANITARIE

L'Agenzia delle Entrate con la circolare 19/E del 1 giugno 2012 ha rivisto la posizione assunta con la 39/E del 1 luglio 2010 che subordinava alla prescrizione medica, la possibilità di detrarre le spese sostenute per le prestazioni fisioterapiche. Al cittadino sarà ora consentita la detraibilità di tali spese, allegando la sola parcella o quietanza del professionista da cui risulti la prestazione eseguita.
DETRAZIONI PER SPESE SANITARIE
2.2 Prestazioni rese dagli operatori abilitati all'esercizio delle professioni elencate nel D.M. 29 marzo 2001 […]Le prestazioni sanitarie rese dalle figure professionali individuate dall’articolo 3 del decreto ministeriale 29 marzo 2001, e, in via generale, da personale abilitato dalle autorità competenti in materia sanitaria, rientrano tra le prestazioni sanitarie detraibili di cui all’articolo 15, comma 1, lettera c), del TUIR. […] Il Ministero ha fatto presente, altresì, che l’evoluzione delle professioni sanitarie ha portato ad una progressiva autonomia ed assunzione di responsabilità dirette dei professionisti e che la natura sanitaria di una prestazione non può essere definita sulla base del fatto che la stessa sia erogata a seguito di una prescrizione medica. Per questo motivo il decreto del Ministro della salute di concerto con il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 17 maggio 2002 non prevede più l’obbligo della prescrizione medica ai fini dell’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto. Al riguardo, tenuto conto delle precisazioni fornite dal Ministero della salute, si ritiene che possano essere ammesse alla detrazione d’imposta di cui all’articolo 15, comma 1, lettera c), del TUIR le spese sostenute per le prestazioni sanitarie rese alla persona dalle figure professionali elencate nel decreto ministeriale 29 marzo 2001, anche senza una specifica prescrizione medica. Ai fini della detrazione, dal documento di certificazione del corrispettivo rilasciato dal professionista sanitario dovranno risultare la relativa figura professionale e la descrizione della prestazione sanitaria resa.
Nella circolare 11/e del 21/05/2014 – pag. 10, l’Agenzia delle entrate risponde anche al quesito sulla detraibilità delle spese per osteopatia: “Il Ministero della Salute, interpellato al riguardo, ha precisato che a tutt’oggi la figura dell’osteopata non è annoverabile fra le figure sanitarie riconosciute, il cui elenco è disponibile sul sito istituzionale del Ministero stesso. Il predetto Dicastero ha precisato, altresì, che, in attesa di un eventuale riconoscimento normativo, le attività che in altri Paesi sono svolte dall’osteopata afferiscono in Italia alle professioni sanitarie. In considerazione del parere fornito dal Ministero della Salute, si ritiene che le prestazioni rese dagli osteopati non consentano la fruizione della detrazione di cui all’art. 15, comma 1, lett. c), del TUIR, e che le spese per prestazioni di osteopatia, riconducibili alle competenze sanitarie previste per le professioni sanitarie riconosciute, sono detraibili se rese da iscritti a dette professioni sanitarie”.

STRAPPO, STIRAMENTO O CONTRATTURA MUSCOLARE: GENERALITÀ

Clicca Alzi la mano quello sportivo (a qualsiasi livello) che non ha mai subito uno strappo muscolare, o almeno uno stiramento o una contrattura. Siete in parecchi, lo so. Ma quanti di voi sanno esattamente cosa significano questi termini ? Anzi accade anche, di frequente, che si subisca una di queste lesioni ma non la si riconosca come tale, magari confondendola con un semplice crampo . Occorre quindi far chiarezza sulla nomenclatura : strappo , distrazione e contrattura non sono infatti sinonimi !! In linea generale, questi termini fanno tutti riferimento al fatto che alcune fibre di un muscolo si sono lesionate ma ciò che contraddistingue ciascuna di loro e’ l’entità del danno da cui dipende il trattamento e soprattutto i tempi di recupero.
a) Contrattura muscolare
La contrattura è di per sé un atto difensivo che insorge quando il tessuto muscolare viene sollecitato meccanicamente oltre il suo limite di sopportazione fisiologico. L’eccessivo carico innesca un meccanismo di autodifesa che porta il muscolo a contrarsi involontariamente. Nella contrattura quindi non vi è una rottura delle fibre che compongono il muscolo ma vi è solo un alterata capacita contrattile. Le cause predisponenti sono di natura meccanica anche se non sono state ancora definite con chiarezza. Ciò che si sa è che sono in qualche modo correlate ai seguenti fattori:mancanza di riscaldamento generale e specifico, preparazione fisica non idonea,sollecitazioni eccessive, movimenti bruschi e violenti,squilibri posturali e muscolari, mancanza di coordinazione. La sintomatologia è molto simile a quella del crampo dal quale però differisce per le cause di insorgenza (il crampo è più legato a fattori energetici/metabolici che non a fattori meccanici), per i tempi di guarigione (molto più lunghi per la contrattura) per le conseguenze sulla prestazione (in caso di contrattura il paziente può anche riprendere momentaneamente l’attività sportiva mentre in caso di crampi l’interruzione è quasi inevitabile).
b) Stiramento e strappo muscolare

I meccanismi che conducono allo stiramento o allo strappo sono simili a quelli della contrattura, la differenza sta nel fatto che in questi casi si realizza un’effettiva rottura delle fibre che compongono il muscolo. Ciò si verifica nel momento in cui l’eccessivo allungamento accoppiato all’attivazione muscolare con contrazione improvvisa superano la resistenza meccanica delle fibre stesse, elongandole. In parole più semplici possono essere paragonati ad un corda che tirata troppo comincia a “sfilacciarsi”! Se la quantità di fibre lesionate è limitata si parla di distrazione o stiramento. Se invece si rompe un numero consistente di fibre, si parla di strappo muscolare. In relazione al numero di fibre coinvolte (in un muscolo sono presenti diverse migliaia di fibre) gli strappi muscolari si possono ulteriormente classificare usando una scala di gravità composta da tre stadi.
LESIONE DI PRIMO GRADO
: in questo caso sono danneggiate solo poche fibre muscolari e il confine con la distrazione muscolare è quindi molto sfumato. Il danno è tutto sommato modesto e viene avvertito come un leggero dolore o comunque fastidio che si accentua durante la contrazione e l’allungamento muscolare. In caso di lesione di primo grado non si ha quindi un’importante perdita di forza o limitazione del movimento.
LESIONE DI SECONDO GRADO
o lesione grave: la gravità del danno aumenta poiché viene coinvolto un maggior numero di fibre. Il dolore, acuto è simile ad una fitta e viene chiaramente avvertito in seguito ad una violenta contrazione muscolare. La lesione interferisce con il gesto atletico ma talvolta consente allo sportivo di continuare la gara.
LESIONE DI TERZO GRADO
o lesione gravissima: l’alto numero di fibre coinvolte (almeno ¾) causa una vera e propria lacerazione del ventre muscolare. Il dolore è molto forte e determina una completa impotenza funzionale tanto che se la lesione coinvolge gli arti inferiori l’atleta si accascia immediatamente al suolo. In questi casi, alla palpazione è possibile avvertire come un avvallamento, un vero e proprio scalino che testimonia l’entità della rottura. Come detto in precedenza queste lesioni sono molto frequenti in ambito sportivo. In particolar modo si osservano tra coloro che praticano discipline che prevedono sforzi muscolari di tipo “ esplosivo“ (calcio, rugby, baseball, corsa, salto, sollevamento pesi). Va rimarcato che ad essere colpiti sono per lo più gli atleti non ben allenati o che non si sono adeguatamente riscaldati prima di iniziare l’attività fisica o che addirittura non si sono riscaldati affatto. Le sedi più frequentemente colpite sono gli arti. In particolare negli sportivi sono frequenti lesioni ai muscoli della coscia (flessori, adduttori, quadricipite) e della gamba (tricipite surale). Una distrazione muscolare frequente nei culturisti è invece quella che coinvolge il tricipite e/o il deltoide cioè i muscoli del braccio e della spalla. Per tutte queste lesioni, l’intervento immediato è interrompere l’attività sportiva, immobilizzare e distendere per quanto possibile il muscolo colpito, applicare localmente ghiaccio ed eventualmente somministrare farmaci antinfiammatori e/o miorilassanti. Tra le terapie fisiche più efficaci segnaliamo la tecarterapia. Va invece evitata qualunque forma di calore. Occorre poi rivolgersi allo specialista ortopedico che con l’ausilio di esami strumentali, in genere è sufficiente una ecografia, potrà stabilire la reale gravità della lesione che condiziona i tempi di recupero. Lo strappo muscolare richiede riposo assoluto (con l’arto in posizione declive) per almeno 15-20 giorni. Nei casi più gravi (lesioni di III grado) può essere addirittura necessario l’intervento chirurgico per “ricucire“ le fibre muscolari lesionate. Comunque anche nei casi non operati l’interruzione dell’attività sportiva può raggiungere anche i quattro mesi. La rieducazione è consigliabile solo a guarigione avvenuta. Per un recupero completo è fondamentale rispettare i tempi della riabilitazione senza avere fretta di tornare ad allenarsi. Quando si riprende l’attività si deve prestare la massima attenzione alla programmazione degli allenamenti e alla fase di riscaldamento. A conclusione di questo articolo vogliamo dare un suggerimento a tutti gli sportivi ma soprattutto a coloro che esercitano sport a livello amatoriale. La maggior frequenza di traumatismi muscolari – tendinei – articolari colpisce infatti i maschi dai 30 ai 40 anni in su e che saltuariamente si dedicano alla classica e amata partitella a tennis o a calcetto con gli amici. Ricordatevi, come sempre in medicina, prevenire è meglio che curare! Prevenzione, in questi casi, vuol dire soprattutto non improvvisare e non strafare. Una buona preparazione atletica ed una buona conoscenza del gesto sportivo dovrebbero quindi precedere ogni attività ginnica specialmente ed anzi ancor’ di più se praticata a livello non agonistico. Inoltre è molto importante scegliere bene l’attività fisica che si vuole praticare, che il nostro fisico sia adatto a quel tipo di sport senza seguire solo le mode del momento. Infine fate sport ma solo quando siete nelle giuste condizioni per affrontare lo sforzo fisico; allenarsi in condizioni fisiche precarie o quando non si è ancora recuperata adeguatamente la seduta di allenamento precedente, rischia di essere controproducente. FONTE: http://www.medicitalia.it/minforma/ortopedia/1691-strappo-stiramento-contrattura.htmlqui per modificare.

L'IMPORTANZA DELLO STRETCHING

Lo stretching è una metodica di allenamento che consiste nell'allungare la muscolatura e la sua pratica costante aiuta a raggiungere una buona mobilità articolare. Lo stretching è un metodo di allenamento che consiste nell'allungare la muscolatura.Praticarlo in modo costante ti permette di raggiungere una buona mobilità articolare. I benefici A livello muscolo-scheletrico, lo stretching aumenta la flessibilità e l'elasticità dei muscoli e dei tendini, con un miglioramento globale della capacità di movimento. Inoltre è un'ottima forma di prevenzione delle contratture muscolari, in alcuni casi diminuisce la sensazione di fatica e può prevenire traumi muscolari e articolari. Anche i benefici sulle articolazioni sono notevoli: consente infatti di migliorare l’elasticità dei muscoli e stimolare la "lubrificazione" articolare, contribuendo all'attenuazione delle malattie degenerative come l'artrosi. Di fatto mantiene "giovani" le articolazioni, rallentando la calcificazione del tessuto connettivo. Gli esercizi di allungamento aiutano anche a diminuire la pressione arteriosa favorendo la circolazione, favoriscono il rilassamento riducendo lo stress fisico e migliorano la coordinazione dei movimenti. Le regole per eseguirlo correttamente
Per eseguirlo correttamente occorre seguire alcune regole:
-è importante individuare il gruppo muscolare da allungare, cercare una posizione comoda ma efficace che, una volta raggiunta, va mantenuta per un tempo da 30 a 60 secondi;
-è molto importante che l'allungamento non superi la soglia del dolore;
-prima dello stretching, è importante che il muscolo sia caldo, pertanto sembrerebbe più adatto dedicarsi allo stretching alla fine dell’allenamento, per aiutare il corpo a rilassarsi dopo la sessione di lavoro; va però sottolineato come alcuni autori suggeriscano, per aumentarne l’efficacia (soprattutto a livello del tessuto connettivo), di eseguire lo stretching a freddo.
Ci sono altri piccoli accorgimenti che rendono migliore l’attività di stretching:
-è importante usare un abbigliamento comodo, che permetta movimenti molto ampi e senza intralciare la respirazione;
-un altro elemento importante è l’ambiente in cui ci si allena: lo stretching solitamente prevede una serie di posture che si eseguono a terra. Il pavimento non deve essere dunque freddo ed è bene utilizzare un tappeto in modo che la superficie su cui ci si allunga sia relativamente confortevole. L’ambiente inoltre non dovrebbe essere rumoroso, perché questo non contribuisce al rilassamento. E’ inoltre importante non confrontarsi con gli altri, questo comporterebbe solo inutili sfide e probabilmente un’alterata percezione della soglia del dolore. ​Con pochi minuti al giorno otterrai grandiosi risultati, perché non provi?

PROGETTO FORMAZIONE ATALANTA

Il Dott. Mattia Treglia titolare e #fisioterapista degli studi #Fisiomedical di Crema e Formia è fiero ed orgoglioso di aver partecipato all' evento organizzato dallo Staff Medico di Atalanta Bergamasca Calcio. Il training, intitolato "La gestione dell'atleta infortunato: le patologie della caviglia, del rachide e del ginocchio nell'atleta professionista", è stato presentato da un vero e proprio team di esperti provenienti dalle migliori cliniche riabilitative del mondo e dalle più famose società calcistiche. Tra i numerosi Relatori presenti: Prof. Ramon Cugat, Ortopedico #Barcellona; Prof. Pierpaolo Mariani, Ortopedico Villa Stuart Roma e Consulente di numerose società di #SerieA (#Juventus, #Roma, #Atalanta, #Inter....) ed estere; Prof. Franco Benech, Neurochirurgo #JMedical Torino e Consulente Juventus F.C.; Prof. Gian Nicola Bisciotti, Fifa Center f Excellence Doha Head of Rehabilitation FC Inter; Prof. Luigi Pederzini, Consulente U.S. #Sassuolo; Prof. Franco Benazzo, Ortopedico Università degli Studi di Pavia e Consulente FC Inter; Dott. Marco Bruzzone, Medico Sociale Atalanta Bergamasca Calcio; Marcello Ginami, Simone Campanini, Michele Locatelli, Alessio Gurioni, Staff Sanitario Atalanta Bergamasca Calcio; Dott. Giulio Pasta,Radiologo e Coordinatore Area Medica Parma Calcio; Marco Luison, Responsabile Recupero Infortunati Juventus FC. Un grazie inoltre a Mectronic Medicale - Italy e FisioGo Italia per l'invito e l'organizzazione. Al prossimo evento